mercoledì, 13 agosto 2008 @ 13:30
Il disturbo dell'identità di genere (spesso abbreviato in DIG), detto anche disforia di genere, è una condizione in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico o comunque a quello assegnato anagraficamente alla nascita. Il termine disforia di genere venne introdotto nel 1971 da Donald Laub e Norman Fisk. Il DIG è indipendente dall'orientamento sessuale e non va confuso con esso: infatti una transessuale da maschio a femmina (MtF) può essere eterosessuale o lesbica, così come un transessuale da femmina a maschio (FtM) può essere eterosessuale o gay. Alcuni studi hanno trovato un rapporto fra orientamento sessuale e soggetto con transessualismo primario o secondario, tuttavia la stessa definizione di transessualismo primario o secondario può essere discutibile.
Il DIG è catalogato fra i disturbi mentali del DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), tuttavia viene definito autenticamente transessuale (per l'ottenimento del consenso per il cambio di sesso) solo chi non ha psicopatologia associata, in altre parole, chi non ha un disturbo mentale. Secondo Peggy Cohen-Kettenis, questa contraddizione è dovuta più che altro a motivi pratici: ad esempio, se non fosse classificato come disturbo mentale nel DSM-IV, le compagnie assicurative di diversi Paesi non coprirebbero le spese di trattamento. Questo problema sta venendo discusso riguardo alla stesura della prossima edizione del manuale, il DSM-V (previsto per il 2011).
Secondo il DSM-IV, i criteri diagnostici per identificare il disturbo dell'identità di genere sono i seguenti:
1. Il soggetto si identifica in maniera intensa e persistente con individui di sesso opposto (a quello anagrafico)
2. Questa identificazione non deve essere semplicemente un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall'appartenenza al sesso opposto (a quello anagrafico).
3. Deve esserci l'evidenza di una condizione di malessere persistente o di estraneità riguardo al proprio sesso anagrafico.
4. L'individuo non deve presentare una condizione di intersessualità (es. sindrome di insensibilità agli androgeni o iperplasia surrenale congenita)
5. Deve esserci un disagio clinicamente significativo o compromissione in ambito sociale, lavorativo e nelle relazioni interpersonali.
Anche secondo Anne Vitale il manuale sarebbe da rivedere: in seguito ai suoi studi, propone una sua teoria e suggerisce che il termine disturbo di identità di genere venga rinominato disturbo d'ansia da deprivazione dell'espressione di genere (Gender Expression Deprivation Anxiety Disorder o, in sigla, GEDAD).
domenica, 03 agosto 2008 @ 06:07
Mi sento così stanco. Molti direbbero che conduco due vite eppure è come se non esistessi. Riesco a sentirmi un bugiardo su entrambi i fronti, sento che non potrei portare nulla avanti con nessuno. E' per questo che, quando capisco che le cose si fanno serie, scappo.
Continuo a guardare le mie foto, così naturali e spesso felici, ma riesco a vedere solo la menzogna. Parlo con gente, persone che cominciano a tenere a me. Spengo lo schermo, mi affaccio alla finestra e mi accendo una sigaretta. Guardo in alto, il cielo. Anche se è sempre lo stesso da sempre, ogni volta riesce a stupirmi. Stupire. Vorrei poter cambiare tutto ma ancora non ne ho la forza.
Guardo in basso. E se provassi a volare? Finirebbe tutto in un momento, non starei più male. Ma la giudico una cosa troppo stupida. Non voglio che qualcuno soffra per il mio egoismo. Getto la sigaretta e torno al computer.
Oi ma ci sei???
Sì... eccomi :)
giovedì, 24 luglio 2008 @ 17:00
Come stai?
Diciamo bene.
Perchè diciamo?
Perchè non è vero.
E' come quando vuoi piangere ma stai tra tanta gente, sarebbe facile cominciare, ma non vuoi. Chissà cosa potrebbero pensare gli altri.
mercoledì, 09 luglio 2008 @ 13:41
Triste è quando sai che il posto che lui aveva scelto per farlo la prima volta non era stato scelto per la sua bellezza ma perchè ci vanno tutti.
Triste è quando rivedi la strada che avevi percorso litigando e piangendo, pensando di non scordare mai quei sentimenti, e non provare niente.
Triste è quando ti vergogni di come sei, avere la possibilità di migliorare e non avere la forza di farlo.
E' anche per questo che ultimamente non rido mai.
giovedì, 19 giugno 2008 @ 21:06
In risposta al commento #2 del post precedente
Ahhh! Orribile, raccapricciante, ter-ri-fi-can-te! Ho sbagliato diciannove! Forse è per questo che il post è molto meno patetico di quello che sarebbe dovuto essere. Comunque, mi sono accorto dell'errore perchè il giorno stesso sono andato, per l'ennesima volta, a segnarmi a scuola e ricordando che, appunto, era il diciannove ho firmato il foglio con la data diciannove Agosto duemilasette. Poi sul tram tornando a casa mi sono venuti i dubbi quindi ho chiamato la mia mamma e ho chiesto conferma, siamo a Luglio! Quindi hanno ragione quelli che mi dicono Sei proprio una vecchia! e quindi penso che ormai non dovrei neanche più incazzarmi con loro quando me lo dicono. Sarà che non vedo l'ora che la scuola inizi? Forse è più probabile che i miei diciotto anni più uno si fanno sentire. Perdonami mon petit enfant.
Sì l'avevo scritto più o meno un anno fa, ma da allora di cose ne sono cambiate tante, forse troppe. Mi hai messo ansia.
martedì, 10 giugno 2008 @ 22:18
Devo smettere di guardare film melensi sul colpo di fulmine a lieto fine.
Vediamo che ci offre stasera il frigo.
martedì, 13 maggio 2008 @ 11:38
E' strano, ma quando meno me lo aspetto mi ritrovo le tue lettere e le tue foto, o meglio, la tua foto. Quella in cui per me eri bellissimo, mi piaceva a tal punto che la stampai e da allora non l'ho mai persa.
Non sto dicendo che mi manchi, adesso non più, stavolta il punto non sei tu, sono riuscito a tenerti per me solo come un ricordo, un bel ricordo. Potresti essere anche una sorta di simbolo.
Mi devo convincere che devo lasciarmi tutto alle spalle, perlomeno dovrei cambiare di molto i miei rapporti con gli altri.
Chissà come la prenderesti, non me lo sono mai chiesto e non saprei neanche immaginarlo.
Ma il punto non è neanche come la prenderesti tu ma come la prenderebbe colui che io vedo e racconto da sempre come un orco. Colui che di me sa solo il necessario ma, anche in quello, ha profonde lacune.
Penso anche che prima o poi dovrò smettere di scriverti lettere che poi non ti farò mai leggere, a te come all'Asso, ma ultimamente di lui non mi importa più nulla, forse era solo un pretesto. Dovrei impormi con l'orco, magari scrivendo una lettera anche a lui, potrebbe riverlarsi meno orco di quello che ho sempre creduto.
M'è sempre piaciuto illudermi.
lunedì, 31 marzo 2008 @ 10:34

Svogliato, apatico e annoiato. Non riesco a trovare più il senso di nulla. Capisco che così non posso continuare, senza fare nulla e senza avere voglia di fare altro.
Non esco, non ci riesco. Mangio, perchè so che devo. Non studio, non ho voglia.
Riesco soltanto a stare davanti al computer e cercare, tra una pagina e l'altra, un qualcosa che riesca ad riattivarmi, a farmi capire che non tutto è perso. Mi sento solo. Ormai non piango più, ho capito che non serve a nulla e poi non ne ho voglia.
Non ho più stimoli. L'
Asso? Dimenticato. Perlomeno sono riuscito a dire basta e a togliermelo dalla testa, ma non toglierò la nostra foto, ho tanti bei ricordi legati a quell'immagine.
Non trovo più rifugio neanche nel sonno. Non ho più sogni, solo incubi. Mi ritrovo bloccato su picchi altissimi, inseguito da chissacchì, oppure sono protagonista di scene che ricordano molto i film horror d'ultima generazione, quelli dove la trama è pressocchè nulla ma dove muoiono tutti, tranne io. A volte è come se stessi in dormiveglia, stò con gli occhi chiusi ma riesco a vedere la stanza. Poi sento una presenza, ma non riesco ad aprire gli occhi, cerco di muovermi per accendere la luce, ma è come se qualcuno mi bloccasse, nel panico provo ad urlare, ma non ho voce. Quando riesco a liberarmi da non so cosa ed accendere la luce mi ritrovo sul letto, terrorizzato, a fissare il vuoto.
Non so che fare, non so perchè dovrei farlo ma vorrei tanto riuscire a fare qualcosa.
venerdì, 21 marzo 2008 @ 07:48
SMS a
Pitcecco mio:
Sai che c'è... Mi hai lasciato un segno troppo grande... E non posso ignorarlo, non ci riesco... Ed ogni volta che penso a "noi" penso che se non c'è più niente è per causa mia... Ti voglio bene Pitcecco mio
Lo "spirito della contraddizione"
il ritorno.
mercoledì, 12 marzo 2008 @ 13:01